Patrizio Maria

patrizio-mariaPatrizio Maria è un giovane cantautore italiano, che si muove tra Roma e Londra per proporre canzoni ironiche e fuori dagli schemi, con uno stile unico ed originale. Dopo aver aperto i concerti di artisti come Pierangelo Bertoli, Francesco De Gregori ed Alberto Camerini, nel 2009 esce il suo primo album “India Londinese”, trascinato dal singolo “Killer” in tutte le programmazioni radiofoniche. Con quasi 5000 copie vendute e tanti concerti all’attivo, Patrizio è ora al lavoro sul secondo disco “Banana Confused”. 1- E’ in programmazione radiofonica in questi giorni il tuo brano “La Scarpa”. Ce ne vuoi parlare?Partirà questi giorni la programmazione del mio prossimo singolo “La Scarpa”. Sono molto contento che questo brano sia in qualche modo ascoltato e magari richiesto, perché è una canzone a cui tengo molto. È una metafora naturalmente. “La Scarpa”, oltre a parlare della mia mania per le sneakers dalla stellina blu- ne ho circa 598 paia di tutti i colori e modelli-, vuole significare una cosa soltanto: dobbiamo camminare, camminare, camminare con passi colorati lasciando nell’asfalto nero e fastidioso le nostre orme piene di spensieratezza, facendo capire a tutti che il miglior modo per crescere è quello di giocare. Io a questo punto della mia vita mi sento finalmente maturo, come un bambino dell’asilo. 2- Il tuo primo album, “India Londinese”, è uscito circa un paio di anni fa ed ha venduto quasi 5000 copie. Sei al lavoro su un nuovo disco?Sì, un numero di copie vendute altissimo per un cantautore indie, soprattutto se consideriamo il fatto che in Europa, forse l’Italia ha il pubblico che attualmente segue meno la musica e la cultura in generale. Cinquemila copie sono tantissime e ancora non riesco a credere a questa cosa. Ogni tanto mi pizzico e dico “Ahò, ho venduto tutte queste copie!” E’ una grandissima soddisfazione considerando il problema commerciale, economico e la distrazione collettiva. Sto registrando il nuovo album nella mia amata Londra, una città che mi dà stimoli pazzeschi. Il disco si chiamerà “Banana Confused” e conterrà 11 brani e qualche ghost track. Sarà un disco coloratissimo, pieno di sperimentazioni, sonorità indiane ed elettroniche, dove la mia chitarra semiacustica farà più da collante con la voce da collegiale francese del ‘700 rispetto al primo album. Parlo della mia vita e di quello che mi accade senza troppi fronzoli, mi affascina il sociale ma anche le cose assurde e surreali mi divertono molto. Mi ritengo uno scrittore psichedelico che suona in una band freak rock indie. Ahhahaha. Diciamo che sono un Mod mancato. 3- La tua voce è stata spesso paragonata a quella di Ivan Graziani. Sei d’accordo?Questa è una storia vecchissima. In Italia purtroppo quando non si può spiegare a parole una piccola novità si tende a mettere marchi ed etichette, che trovo di cattivo gusto e molto antipatiche. Ivan è stato, se vogliamo, il mio maestro, mi ha insegnato moltissime cose e gli sarò sempre grato. Ma credo di avere una vocalità diversa e di cantare in maniera molto differente. Uguale perché voce sottile? Allora perché non Paul Simon, perché non Sting? Oppure perché non gli italianissimi Mango, Nico Di Palo, Andrea Parodi? Ecco, penso di averti risposto. In Italia non si ascolta bene. La cosa che mi spiace è che così dicendo molti non solo non hanno ascoltato bene me, ma non hanno ascoltato bene Ivan. Se ti metti una tegola in testa in Italia ti scambiano per un monolocale e tutti avanzano il diritto di coprirsi sotto le tue spalle. Strana gente! Anzi, normalissima. 4- Che tipo di musica ascolti e quali sono gli album che hanno segnato la tua vita?Ascolto la musica. Ascolto quello che mi va senza troppe etichette, anche se poi ho le mie preferenze. Amo la musica indie beat rock degli anni ‘60, soprattutto quella anglosassone. Beatles, Small Face, Stones, The Who, etc. Amo chi ricerca e chi non si fossilizza. Mi divertono nuove realtà indipendenti. Trovo geniali i Pulp, fantastici i Kula Shaker. Insomma sto sul britannico, ma ogni tanto un Morricone ci entra di diritto e di dovere. La musica mi deve incuriosire e divertire, se diventa pesante per me non è più musica e preferisco passare il phon su un pettine e rompere un bicchiere. Noise! 5- In una società dominata dalla tecnologia, tu come ti muovi per promuovere la tua musica?Per fortuna ho una piccola etichetta indipendente che in maniera free ed indipendente segue la mia ombra. I canali come Myspace, Facebook, You Tube, sono importanti per noi emergenti indipendenti, però poi ci devi mettere altro. La stampa, qualche passaggino televisivo (in trasmissioni culturalmente ben fornite, altrimenti sto a casa a cucinare muffin al mirtillo) ed i live che sono fondamentali per misurarti con la gente, per fare palestra teatrale e letteraria e poi non seguire per forza le cose in maniera maniacale, ma piuttosto riservarsi sempre quell’incoscienza primitiva e spensierata che aiuta a non soffrire troppo. 6- Se potessi scegliere di collaborare con un artista chi preferiresti e perché?Dato che cambio spesso idea e giro e rigiro le canzoni secondo il mio stato attuale sfido chiunque a collaborare con Patrizio Maria! Ahahahah! Beh, mi piacerebbe collaborare e scambiare idee, più che con musicisti, con registi o autori teatrali. Spesso il musicista si comporta da sollevatore di pesi e si autocelebra con mille scale e mille tecniche pesanti. Io credo nell’arte rinascimentale, quindi che ne so, magari mentre tengo una tigre al guinzaglio e una scimmia mi salta in testa, mi si apre una scarpa e inizio a suonare, mentre dietro c’è un mimo che raccoglie le ombre invisibili della gente che non ha capito cosa sta vedendo.http://www.myspace.com/patriziomaria